Ho trovato una foglia in un libro qualche giorno fa.
Dentro Favole al telefono di Gianni Rodari c’era una bella foglia, un po’ provata dal tempo, ma ancora magicamente intatta.
Non posso nasconderlo, ho un’attrazione fatale per le foglie.
Quando ero all’asilo preparavo miscugli di foglie ed erba e li proponevo come pranzetti ai miei amichetti. Alle elementari il momento più bello era la raccolta delle foglie. Lo avete fatto anche voi? Si andava in giardino a cercare sotto i castagni e i pioppi. Poi si portavano in classe e si incollavano sul quaderno dando a ognuna il nome giusto.
Più avanti è arrivato il mio amico Giuseppe (Ungaretti), i baci sui prati di foglie gialle, il profumo della primavera, l’autunno e la malinconia.
Il 21 marzo è iniziata la festa degli alberi e in qualche modo le verdi e leggere presenze ci parlano a gran voce.
Il 21 marzo 1994 è entrata in vigore la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico globale, il primo accordo internazionale vincolante per ridurre le emissioni di gas serra.
Ma l’Arbour day nasce più di un secolo fa in Nebraska da un’idea del giornalista e politico Sterling Morton. “La terra e l’economia del Nebraska – sosteneva Morton – avranno un notevole beneficio dal piantare ogni anno nuovi alberi”. E tanti, ora, lo fanno sul serio.
A pochi chilometri da dove abito (Castel Mella) hanno iniziato i primi di marzo a piantare nuovi alberi, tanti quanti i nuovi nati (più di 150 negli ultimi anni) un’iniziativa che ha visto coinvolti 500 bambini.
Se Morton non avesse fatto l’Arbour day e i bimbi di oggi non si divertissero a giocare con la vita io non avrei le mie foglie e sarei molto triste.



























